Torta delle rose (tradizionale mantovana)
Il soffice lievitato mantovano fatto di rotolini di pasta brioche farciti di burro e zucchero, che in cottura si aprono come boccioli di rosa. Un dolce da festa.
A cura della redazione di cookin.it · Aggiornata il 14 luglio 2026

La torta delle rose è un grande lievitato da credenza della tradizione mantovana: un impasto brioche arrotolato con una crema di burro e zucchero, tagliato in tronchetti che in lievitazione e in forno si aprono uno accanto all'altro fino a somigliare a un mazzo di boccioli. Sentirete raccontare spesso che sarebbe nata alla corte dei Gonzaga per un matrimonio rinascimentale: è una storia diffusa, ma senza documenti che la confermino, quindi prendetela per quello che è, un racconto di paese. Quello che conta davvero è la tecnica, ed è quella che la rende un dolce da "difficile": l'impasto è ricco di tuorli, grasso e zucchero, quindi lievita lentamente e chiede pazienza (le sei ore indicate non sono un vezzo). La farcia non va spalmata fusa ma montata a pomata: solo così resta dove la mettete invece di colare fuori dal rotolo in cottura, e in forno si trasforma in quella crosticina caramellata che è metà del piacere del dolce. È un dolce da colazione lunga e da festa: si taglia a rose, una a testa, e resta morbido per giorni perché il burro nella farcia lo mantiene umido. Se è la prima volta, mettete in conto una giornata: si comincia la mattina e si sforna nel pomeriggio, oppure si fa lievitare la notte in frigo.
Ingredienti
Farina350 g
- Lievito di birra1 cubetto
Latte150 g
Tuorli d'uovo3
Zucchero (per l'impasto)20 g
Vanillina1 bustina
Olio vegetale30 g
Sale1 pizzico
Burro (per la farcia)100 g
Zucchero (per la farcia)100 g
Preparazione
- 1
Fate un primo impasto con 120 g di farina e il lievito sciolto nel latte tiepido. Fate lievitare 20-30 minuti.
- 2
Unite i tuorli battuti con lo zucchero e la vanillina, l'olio, il sale e la farina restante, ottenendo un impasto morbido. Fate lievitare al riparo dalle correnti per almeno 6 ore.
- 3
Montate il burro con lo zucchero (e un po' di vanillina) fino a una crema spumosa.
- 4
Stendete l'impasto a 1 cm di spessore, spalmate la crema di burro e zucchero e arrotolate.
- 5
Tagliate il rotolo in pezzi alti 7-8 cm, chiudeteli da un lato e disponeteli in una teglia foderata, distanziati di un dito. Fate lievitare ancora 1-2 ore: si apriranno formando le rose.
- 6
Cuocete a 150-160 °C per circa 40 minuti, coprendo con alluminio se le corolle scuriscono troppo.
Consigli dello chef
- Il latte deve essere appena tiepido, sui 30-35 gradi: sopra i 45 il calore comincia a danneggiare il lievito e la prima lievitazione non parte. Se non avete il termometro, deve risultare indifferente al dito, non caldo.
- Montate il burro con lo zucchero solo quando il burro è morbido a pomata, cioè cede sotto il dito ma non è fuso. Se lo sciogliete, in cottura cola tutto sul fondo della teglia: le rose restano asciutte e sotto si forma un lago di burro e zucchero bruciato.
- Stendete il rettangolo a 1 cm e non di più: se lo tirate troppo sottile il rotolo fa troppi giri stretti e le rose, invece di aprirsi, si compattano in una spirale unica.
- Distanziate i tronchetti di circa un dito nella teglia. Devono toccarsi solo alla fine, quando sono lievitati: se li mettete già attaccati non hanno spazio per aprirsi e crescono in altezza a forma di torre.
- Non fidatevi dell'orologio ma del volume: la seconda lievitazione è finita quando i pezzi sono visibilmente gonfi e si sfiorano fra loro. In una cucina fredda possono volerci 2-3 ore invece di 1.
- Cuocete bassi, 150-160 gradi: le corolle sono sottili e scuriscono molto prima che il cuore del dolce sia cotto. Se colorano troppo presto, coprite con un foglio di alluminio. È cotta quando al centro il termometro segna 92-96 gradi, o quando uno stecchino infilato nel punto più spesso esce asciutto.
Varianti e sostituzioni
- Con lievitazione lunga: se avete tempo, riducete il lievito di birra a 5-7 g e fate maturare l'impasto in frigo per una notte. La mollica viene più fine e sparisce del tutto il retrogusto di lievito che il cubetto intero può lasciare.
- Farcia agli agrumi: aggiungete alla crema di burro e zucchero la scorza grattugiata di un limone o di un'arancia non trattati. L'acidità alleggerisce la percezione del burro e profuma tutta la teglia.
- Con uvetta e mandorle: distribuite sulla farcia 50 g di uvetta ammollata e strizzata e una manciata di mandorle a lamelle prima di arrotolare. Attenzione a non esagerare, o il rotolo fatica a chiudersi.
- Al posto della vanillina potete usare i semi di mezza bacca di vaniglia o un cucchiaino di estratto: il profumo è più rotondo e meno "da bustina".
- Versione con burro nell'impasto: sostituite i 30 g di olio con 40 g di burro morbido aggiunto a fine impastamento, poco per volta. Serve più lavoro per farlo assorbire, ma il lievitato viene più fragrante.
Conservazione e preparazione anticipata
Resta morbida 3-4 giorni sotto una campana di vetro o chiusa in un sacchetto per alimenti a temperatura ambiente: non tenetela in frigo, il freddo fa retrogradare gli amidi e la secca in una notte. Se indurisce, bastano 5 minuti in forno a 150 gradi per farla tornare fragrante. Si congela benissimo, già cotta e raffreddata, intera o a rose singole avvolte nella pellicola: dura 2 mesi e si scongela a temperatura ambiente. Potete anche portarvi avanti congelando i tronchetti crudi già disposti in teglia: si tirano fuori la sera prima, si lasciano lievitare in frigo tutta la notte e poi un'ora a temperatura ambiente prima di infornare.
Abbinamenti
A colazione o a merenda va con un caffè lungo o una cioccolata calda non zuccherata, che regge il dolce senza sommarsi. Se la portate a fine pasto, servitela con una crema pasticciera leggera o con una coppa di frutti di bosco al naturale: l'acidità pulisce il burro. Per il vino restate sui dolci mantovani e lombardi: un Moscato d'Asti fresco e poco alcolico, oppure una vendemmia tardiva; evitate i passiti molto densi, che coprirebbero un dolce così delicato.
Domande frequenti
Perché la mia torta delle rose non si è aperta a rose?
Nella quasi totalità dei casi è un problema di spazio o di lievitazione. Se i tronchetti erano già attaccati nella teglia non hanno potuto allargarsi, e se la seconda lievitazione è stata troppo corta la pasta non aveva abbastanza spinta per aprirsi. Distanziateli di un dito e aspettate che siano gonfi e si sfiorino da soli prima di infornare.
Il burro della farcia mi è colato sul fondo della teglia: cosa ho sbagliato?
Il burro era troppo morbido o addirittura fuso. Va montato a pomata con lo zucchero, fino a una crema chiara e spumosa: in quello stato è un'emulsione stabile e resta dentro il rotolo. Se in cucina fa molto caldo, dopo aver arrotolato mettete il rotolo 15 minuti in frigo prima di tagliarlo: si taglia meglio e tiene di più.
Posso preparare l'impasto la sera prima?
Sì, ed è anzi il modo migliore. Impastate, fate partire la lievitazione un'ora a temperatura ambiente e poi mettete l'impasto in frigo coperto per tutta la notte. La mattina lo tirate fuori, aspettate un'ora che si intiepidisca e procedete con stesura e farcia. Se scegliete questa strada, riducete il lievito a 5-7 g.
Quanto lievito di birra serve davvero?
Dipende dal tempo che avete. Il cubetto intero (25 g) serve a spingere un impasto ricco in poche ore, ma può lasciare un sentore di lievito. Con le 6 ore di lievitazione della ricetta ne bastano abbondantemente 7-10 g, e con la maturazione in frigo anche 3-5. Il segnale non è mai l'orologio: è il raddoppio di volume.
Come faccio a capire se è cotta dentro?
L'esterno inganna, perché le corolle si colorano presto. Infilate uno stecchino lungo nella rosa centrale, nel punto più spesso: deve uscire asciutto. Con un termometro a sonda il cuore deve arrivare a 92-96 gradi. Se la superficie è già scura ma dentro è cruda, copritela con alluminio e proseguite la cottura.
Si può fare senza planetaria?
Sì. L'impasto è morbido ma non estremo: si lavora a mano sul piano, con la tecnica delle pieghe (allungate e ripiegate l'impasto su se stesso) per una decina di minuti, lasciandolo riposare 10 minuti a metà lavoro. È pronto quando smette di appiccicarsi e diventa liscio ed elastico.