Salta al contenuto

Marmellata di mele e rabarbaro

Una confettura dall'equilibrio agrodolce: la dolcezza delle mele incontra l'acidità del rabarbaro, con un tocco di cannella. Ideale su pane e crostate.

A cura della redazione di cookin.it · Aggiornata il 14 luglio 2026

Marmellata di mele e rabarbaro
Tempo: 45 minPorzioni: 6Difficoltà: Facile

Il rabarbaro è una pianta da orto che in Italia si vede poco e in Nord Europa è ovunque: quello che si mangia sono i gambi, croccanti e carnosi, di un'acidità netta e vegetale che ricorda vagamente la mela verde. Da solo è quasi immangiabile per quanto è acido, e proprio per questo funziona benissimo con la mela, che porta zucchero, corpo e pectina naturale. La cannella tiene insieme le due cose e dà il profumo che fa pensare al forno acceso. Una precisazione che vale la pena fare: per legge europea si chiama "marmellata" solo la conserva di agrumi; tutto il resto è tecnicamente una confettura. È un dettaglio da etichetta, non da cucina, ma spiega perché al supermercato trovate scritto confettura anche su vasetti che tutti chiamiamo marmellata. La cosa fondamentale, prima ancora di accendere il fuoco: del rabarbaro si usano soltanto i gambi. Le foglie contengono acido ossalico in quantità molto elevate e sono tossiche, non vanno mangiate né aggiunte alla cottura, e vanno tagliate via e buttate. Se comprate il rabarbaro con le foglie attaccate, eliminatele appena arrivati a casa. Sui gambi, invece, non c'è alcun problema.

Ingredienti

  • Rabarbaro fresco a cubetti375 g
  • Mele a cubetti375 g
  • Zucchero semolato400 g
  • Acqua125 ml
  • Cannella in polvere1 cucchiaio
  • Pectina 2:11 bustina

Preparazione

  1. 1

    In una casseruola capiente riunite rabarbaro, mele, zucchero, acqua e cannella. Portate a bollore e cuocete a fuoco medio 20 minuti, finché la frutta è morbida. Unite la pectina e proseguite 5 minuti.

  2. 2

    Versate la marmellata bollente in vasetti sterilizzati, pulite i bordi e chiudete. Avvolgeteli in un canovaccio e bollite in acqua almeno 10 minuti, fino a creare il sottovuoto.

  3. 3

    Conservate in luogo fresco e buio; dopo l'apertura tenete in frigorifero.

Consigli dello chef

  • Tagliate via completamente le foglie del rabarbaro e usate solo i gambi, tagliati a tocchetti di 1-2 cm. Se i gambi sono grossi e la superficie è molto filamentosa, sfilate i fili esterni come fareste con il sedano: in cottura si sfaldano comunque, ma la confettura risulta più liscia.
  • Scegliete mele che si sfaldano in cottura, come le Golden o le Renette: portano più pectina naturale e si disfano dando corpo. Le mele croccanti da tavola tipo Fuji restano a pezzi e la confettura viene disomogenea.
  • La pectina in bustina va aggiunta alla fine, come dice la ricetta, e ha bisogno di un bollore vivace e continuo per attivarsi: se la unite e poi tenete il fuoco basso, non gelifica e vi ritrovate con uno sciroppo. Mescolate in continuazione durante quei 5 minuti, perché con lo zucchero il fondo si attacca in fretta.
  • Fate sempre la prova del piattino: mettete un piattino in freezer prima di iniziare, e a fine cottura versateci mezzo cucchiaino di confettura. Aspettate un minuto e inclinatelo: se scivola via liquida serve ancora cottura, se avanza lentamente e si increspa spingendola col dito, è pronta.
  • Schiumate la superficie con un cucchiaio durante la cottura. La schiuma è aria e proteine, non fa male, ma intorbidisce la confettura e nel vasetto lascia una crosticina antiestetica.
  • Riempite i vasetti bollenti fino a circa un centimetro dal bordo e pulite bene il bordo con un panno pulito inumidito prima di chiudere: un residuo di zucchero sul bordo impedisce al coperchio di sigillare e il sottovuoto non si forma.

Varianti e sostituzioni

  • Senza pectina in bustina: aumentate la quota di mela (che ne è ricca, soprattutto in torsolo e buccia) e aggiungete il succo di mezzo limone, poi cuocete più a lungo, 40-50 minuti, fino alla prova del piattino. Un sacchettino di garza con torsoli e bucce di mela calato nella pentola durante la cottura e strizzato alla fine è il vecchio modo di estrarre pectina naturale.
  • Con lo zenzero fresco grattugiato (un cucchiaino) al posto o accanto alla cannella: il rabarbaro regge benissimo il piccante aromatico dello zenzero, ed è l'abbinamento classico dei paesi dove il rabarbaro si usa davvero.
  • Con la vaniglia: mezzo baccello inciso in cottura, tolto prima di invasare. Smorza la punta acida e rende il risultato più da dessert.
  • Con le fragole al posto delle mele, in stagione: fragole e rabarbaro sono l'abbinamento più diffuso in assoluto per le crostate anglosassoni. Attenzione però che le fragole hanno pochissima pectina, quindi in quel caso la bustina serve davvero.
  • Meno dolce: potete scendere fino a circa 300 g di zucchero, ma sappiate che lo zucchero non è solo dolcezza, è anche il conservante che permette la lunga conservazione. Sotto una certa soglia la confettura si mantiene meno e va tenuta in frigorifero e consumata in poche settimane.

Conservazione e preparazione anticipata

I vasetti chiusi, sterilizzati e con il sottovuoto formato correttamente si conservano in dispensa, al buio e al fresco, per circa 12 mesi. Il sottovuoto si verifica quando il vasetto è freddo: la capsula deve essere incurvata verso il basso e non deve fare clic se la premete al centro. Se un vasetto non ha fatto il vuoto, non è da buttare, ma va tenuto in frigorifero e consumato entro un paio di settimane. Una volta aperto, il vasetto va in frigorifero e si consuma entro 3-4 settimane, prelevando sempre con un cucchiaio pulito e asciutto: è il cucchiaio sporco o umido che ammuffisce la confettura, non il tempo. Sulla sicurezza siate rigorosi: le confetture sono ad alto tenore di zucchero e acide, e questo le rende un ambiente ostile al botulino, ma la sterilizzazione dei vasetti e la bollitura descritte nella ricetta non sono un passaggio decorativo. Se aprendo un vasetto trovate muffa, il coperchio bombato, un odore anomalo o bollicine, buttate tutto il contenuto: non si toglie la muffa dalla superficie e si mangia il resto, perché le ife penetrano in profondità.

Abbinamenti

Il posto naturale è sul pane, ma qui il pane conta: una fetta di pane bianco tostato con burro salato regge l'acidità del rabarbaro molto meglio di una fetta di pane dolce. Ottima come ripieno di una crostata di frolla, dove l'acidità taglia il burro, e sopra uno yogurt bianco intero a colazione. La direzione meno ovvia e più interessante è quella salata: accanto a un formaggio erborinato come il Gorgonzola piccante o a un pecorino stagionato, dove il contrasto dolce-acido-sapido funziona benissimo, oppure come accompagnamento di un arrosto di maiale o di un'anatra al forno, come si fa nel Nord Europa. In quel caso, sul vino, un passito o un Moscato con il formaggio; se la usate a colazione o in crostata, non serve nulla oltre a un tè nero.

Domande frequenti

Le foglie di rabarbaro si possono mangiare?

No, assolutamente. Le foglie contengono acido ossalico in concentrazione elevata e sono tossiche: vanno tagliate via e buttate, e non vanno usate nemmeno per aromatizzare o in cottura. Del rabarbaro si mangiano soltanto i gambi, che invece sono perfettamente sicuri.

Va sbucciato il rabarbaro?

Di solito no. I gambi giovani e sottili hanno una buccia sottile e tenera che in cottura si disfa e anzi contribuisce al colore rosato. Se avete gambi vecchi, grossi e molto fibrosi, sfilate i filamenti esterni tirandoli con un coltellino, come per il sedano.

Come faccio a capire se la confettura è abbastanza densa?

Con la prova del piattino freddo: tenete un piattino in freezer, versateci mezzo cucchiaino di confettura bollente, aspettate un minuto e spingetela col dito. Se si increspa e non torna indietro liquida, è pronta. Ricordate che la confettura si addensa ancora molto raffreddando, quindi se in pentola sembra già solida, avete cotto troppo.

Perché la mia confettura non si è addensata?

I motivi più comuni sono tre: la pectina non ha raggiunto il bollore vivace necessario ad attivarsi, la cottura è stata troppo breve, o c'era troppa acqua rispetto alla frutta. Potete rimediare: rimettete tutto in pentola, riportate a bollore vivace e proseguite qualche minuto, controllando con la prova del piattino. Serve però reinvasare in vasetti puliti e sterilizzati di nuovo.

Come si sterilizzano i vasetti?

Lavateli bene, poi bolliteli completamente immersi in acqua per almeno 10 minuti insieme ai coperchi (che devono essere nuovi o in perfetto stato, senza guarnizioni ammaccate), e lasciateli asciugare capovolti su un panno pulito senza toccarne l'interno. In alternativa, in forno a 100-110 gradi per una ventina di minuti. Vanno riempiti ancora caldi con la confettura bollente.

Posso usare rabarbaro surgelato?

Sì, e funziona bene: il rabarbaro surgela senza grossi danni perché tanto in confettura si disfa comunque. Usatelo direttamente da congelato, senza scongelarlo, ma sappiate che rilascia più acqua: potrebbe servire qualche minuto in più di cottura prima di aggiungere la pectina.